sabato 5 dicembre 2015

La vera diseguaglianza è intergenerazionale. E Boeri è l'unico che ne parla

L'unico a portare in agenda le diseguaglianze intergenerazionali. L'unico a innervare le politiche economiche del governo con proposte volte a bilanciare un sistema previdenziale che penalizza gli under 40. L'unico in grado di tratteggiare un percorso di welfare moderno e sostenibile. Tito Boeri, il 57enne economista bocconiano che Renzi ha posto al vertice dell'INPS, sta apprezzabilmente interpretando il suo ruolo molto oltre i binari consueti. 


Il Boeri pensiero era noto del resto ben prima dell'incarico: dagli studi esposti nel suo libro "Uno Stato asociale. Perché è fallito il welfare in Italia", al dibattito animato sul blog LaVoce, fino alle ospitate televisive non frequenti ma sempre incisive. Che non si sarebbe trasformato nel grigio dirigente pubblico di un carrozzone disastrato era ipotizzabile, ma l'intrusione costruttiva nell'agenda di governo e il pressing costante sui temi previdenziali con cui sta caratterizzando la sua azione costituiscono gli unici elementi dialettici fuori dal perimetro dell'esecutivo, vista l'ormai endemica assenza di voci credibili nelle opposizioni. 


martedì 9 giugno 2015

Giacomo Biraghi: l'Expo tra ottimismo e social media


Sempre connesso e disponibile, in una parola “social” e al contempo sereno, curioso ed entusiasta. È così che ti appare Giacomo Biraghi, Digital and media PR di Expo2015, ovvero la mente e l’account artefici di un piccolo miracolo comunicativo, quello di aver raccontato l’eccezionalità di un evento che nella fase di preparazione è stato travolto da malaffare e polemiche politiche con pesanti strascichi sull’opinione pubblica. 


Un sito (www.expottimisti.it), un manuale (“Tutto quello che dovreste sapere su Expo2015 e non sapete a chi chiedere”), un’attenzione costante alle sensazioni della rete partecipando a migliaia di discussioni, un tour che ha toccato centinaia di città italiane (ExpoInViaggio) per trasmettere “expottimismo”, gli ultimi diciotto mesi di Biraghi sono stati decisamente intensi. Trieste è stata l’ultima tappa delle sue “Lezioni di Expo”, un’ottima occasione per parlare assieme dell’evento dell’anno, delle opportunità che sta aprendo alle aziende italiane, fino ad avventurarci in considerazioni più complesse sul ruolo della comunicazione e delle nuove tecnologie nelle strategie globali, per finire con una riflessione su evoluzione e sviluppi possibili del modello urbano nel secolo della globalizzazione.

Non è un paese per lavoratori


Le recenti cronache agitano sinistre e amare conferme sulla paralisi che blocca sistemicamente l’Italia, un Paese incapace di comprendere la modernità e di cogliere le opportunità innescate dall’innovazione tecnologica, in cui è sempre più ampio lo spread tra insider e outsider, tra chi erge barricate a difesa di consolidate rendite di posizione e chi, ottimizzando l’utilizzo delle nuove tecnologie, lotta per costruirsi un presente e magari un futuro.



È di ieri la sentenza del tribunale di Milano che, nell’ormai celebre diatriba tra Uber e i tassisti, ha messo fuorigioco l’azienda americana, capace attraverso una semplice applicazione (Uber-pop) scaricabile sullo smartphone di consentire agli utenti di prenotare una corsa scegliendo tra gli autisti disponibili, dei quali è consultabile la valutazione fornita dai precedenti clienti.

giovedì 12 febbraio 2015

Società civile e politica: un'occasione perduta?


La migrazione di otto componenti di Scelta Civica verso il Partito Democratico, avvenuta a stretta distanza dall'elezione del nuovo presidente della repubblica e dalla conseguente rottura del patto del Nazareno, è stato un evento che ha ottenuto molto clamore tra i commentatori pur rivestendo una scarsa sorpresa.

Da mesi ormai era chiaro che all'interno del gruppo parlamentare post-montiano, numericamente esiguo e considerato dal premier come un'appendice del suo partito, molti non trovassero più una ragion d'essere, non essendosi mai innescata una fase due che portasse l'aggregazione, inizialmente troppo eterogenea, nata intorno a Mario Monti ad evolvere in progetto politico aperto e partecipato, abbandonando verticismo e autoselezione in favore di modelli bottom up.


Seppure quindi l'evento sia stato prevedibile, di nessun impatto per la tenuta della maggioranza e riguardi un movimento politico che oggi ha un trascurabile consenso elettorale, la vicenda si presta ad alcune riflessioni di cui sarà bene fare tesoro in un futuro (forse lontano) agire politico.


domenica 8 dicembre 2013

Matteoscettici e matteofobici: la sinistra anti-Renzi non #cambiaverso

Le primarie del PD probabilmente coroneranno la lunga cavalcata del rottamatore Matteo Renzi verso la leadership del Partito Democratico, chiudendo una sorta di campagna permanente che ha visto impegnato il giovane sindaco di Firenze dalla prima edizione della Leopolda fino ad oggi, passando attraverso le primarie del 2012.
Riassumendo al massimo l' Opa che Renzi ha lanciato sul partito nel corso di questi anni è racchiusa in tre sfide: 
  • anagrafica (facce nuove e giovani contro la vecchia classe dirigente);
  • organizzativa (il partito "social", leggero, aperto e inclusivo contro quello dell'apparato, pesante e costoso);
  • di indirizzo politico (il riformismo blairiano contro la linea socialista).

Trattandosi di temi decisamente eretici per le tradizioni confluite a Sant'Andrea delle Fratte, nonché aliene all'azione politica impressa dalle ultime segreterie, il successo della rottamazione è stato propiziato dal realizzarsi di tre condizioni:
  • le conseguenze della batosta elettorale alle elezioni politiche con l'abbandono di posizioni ostili nei suoi confronti di una parte della dirigenza, desiderosa di riposizionamento per evitare una prossima rottamazione;
  • l'adozione di regole del gioco che hanno trasformato l'elezione del segretario in qualcosa di estremamente simile alla consultazione popolare per l'individuazione della leadership di coalizione;
  • l'impossibilità di individuare una successione con spessore e visibilità politica alla linea-Bersani, ovvero partito saldamente a sinistra e ricambio pilotato dal vertice da metabolizzare lentamente. Da qui le candidature di Cuperlo, fulgido esempio del funzionario di partito anni 70-80, e di Civati, più irrequieto e immaginifico che proietta sogni di una nuova sinistra che vada Landini a Ingroia, passando per Vendola e Rodotà e dialoghi col grillismo ambientalista e NO TAV (insomma la grande chiesa da Che Guevara a Madre Teresa, come direbbe Jovanotti).

giovedì 25 luglio 2013

Forzatura Italia, il drammatico che si fa inevitabile.

E' ufficiale: il Popolo delle Libertà, meglio noto come PdL, chiude i battenti dopo le ferie in Costa Smeralda. Il padre-padrone, dopo averlo fatto più volte presagire, l'ha confermato attraverso i social network, media non proprio congeniali alle abilità comunicative del suddetto, ma forse più influenti dell'amato tubo catodico nel periodo estivo.

Insomma, al rientro dal mare il predellino entrerà nel mausoleo di Arcore e assisteremo alla riesumazione della creatura primigenia di Silvio Berlusconi, quella dell'inno gioioso, della calza sulla telecamera, del miracolo promesso e mai realizzato.
                                   

La mossa in sé sembra unicamente ridicola e buona solo per scatenare le ironie di critici e avversari, spesso molto più creativi nell'ideare sfottò che nel fronteggiare concretamente Sua Emittenza, in realtà trattasi di una scelta abbastanza inevitabile: vediamo perché.

giovedì 20 giugno 2013

La "Cosa Nera"? AN-cronistica

La sconfitta elettorale cui è andato incontro Gianni Alemanno, nel disperato tentativo di restare per altri cinque anni al Campidoglio, ha scatenato una serie di riflessioni sull'eclissi di un'area politica postmissina che nel ventennio della Seconda Repubblica ebbe consistente peso elettorale e strategico.


I colonnelli e i luogotenenti della fu Alleanza Nazionale, nelle ultime settimane tormentate, si dicono pronti a concludere una lunga stagione di rancori, divisioni e reciproche delegittimazioni, pronti a porre fine alla diaspora e a ricostruire il partito di Fiuggi. Tutti insieme nuovamente, se non proprio appassionatamente, con lo sbandierato e nobile obbiettivo di "ridare agli italiani una rappresentanza politica di destra" oggi frastagliata e irrilevante, dopo la cannibalizzazione subita nella confluenza all'interno del PdL e il fallimento elettorale di tutte le sue espressioni partitiche successive.

Immaginiamo pertanto lo svolgersi di trattative serrate per definire la dotazione lessicografica di un nuovo vecchio soggetto che  riaccenda i cuori degli elettori desaparecidi: Storace col lemma "Destra" in maiuscolo, come da dicitura del suo movimento; La Russa e Meloni il richiamo all'imprescindibile inno nazionale, Menia l'aggettivo "nazionale" (oltre alla genealogia dei Tatarella), Alemanno il  "sociale", avendo ampiamente dimostrato di garantirlo benissimo a colpi di prebende e assunzioni degli amici.

Prontamente battezzata dai media come "La Cosa Nera", un nuovo punto di riferimento alla destra del Pdl che il gotha ex AN vorrebbe lanciare in occasione delle prossime elezioni Europee nella primavera del 2014. Eccitati dalla prospettiva, i nuovi vecchi protagonisti si sono prodotti in un tourbillon di riferimenti, citazioni e desiderata senza troppa coerenza logica.