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La notizia su Letizia mi causa mestizia

Alcuni giornali hanno riportato come nei giorni scorsi sia Italo Bocchino che Gianfranco Fini avrebbero avuto modo di incontrare l'ex sindaco di Milano, la silurata a furor di popolo Letizia Moratti. Quest'ultima avrebbe avuto modo di esprimere apprezzamento per il lavoro di costruzione di un nuovo polo per i riformisti e i moderati intrapreso da Futuro e Libertà, candidandosi a vestire la maglia del movimento futurista in un prossimo futuro.

La notizia, passata in secondo piano sulle cronache nazionali, non deve aver sicuramente contribuito a rasserenare il weekend di militanti e simpatizzanti di FLI, visto che l'identikit di donna Letizia non è proprio di quelli che infiammino l'animo di una base che predilige sicuramente discontinuità col passato più recente piuttosto che un riciclo forzato di materiale umanamente discutibile.

Premetto che, a mio modo di vedere, una donna che a 62 anni è già stata presidente della Rai, Ministro della Repubblica e sindaco di Milano, nel momento in cui riceve una solenne scoppola elettorale ha davanti a sé due possibilità: fare la dama della carità, occupandosi di opere nobili e socialmente utili attraverso fondazioni e onlus, oppure ritirarsi a fare la calzetta per i nipoti. Non essendo però queste prassi praticate lungo lo stivale, è possibile che Letizia Bricchetto Arnaboldi, nota col cognome del marito alla faccia dell'emancipazione, cerchi un autobus sul quale saltare.



Al presidente e anche al buon Italo, che persevera nel cenare con donne provenienti dall'entourage berlusconiano (anche se questa assai meno fascinosa delle precedenti), gioverebbe però ricordare di chi stiamo parlando e ragionare su quale valore possa aggiungere l'assimilazione dell'ex ministro dell'Università.

Letizia Moratti comunica l'empatia di un cipresso (ricordiamone l'artificiosità dei modi e dei sorrisi in quel balletto sgangherato per la festa della Mamma) e le sue uscite pubbliche in qualità di sindaco sono state contrassegnate da una non invidiabile quantità di contestazioni. Dalle celebrazioni del 25 aprile (nel video quella del 2007), fino a quelle più imbarazzanti che hanno contraddistinto la campagna elettorale, come la protesta dei disabili e gli sberleffi incassati in un luogo estraneo alle sue frequentazioni, il mercato.

A proposito di campagna elettorale come non citare l'uscita che forse più le costò in termini di immagine, quando in chiusura di dibattito televisivo - non consentendo così la replica - accusò l'avversario Pisapia, mentendo consapevolmente, di essere stato condannato per furto d'auto.

Impopolare e bugiarda, nel suo mandato di sindaco fece capolino anche un conflitto di interessi famigliare, quando si scopri che il suo figliolo Gabriele aveva rimesso a nuovo dei capannoni di destinazione industriale trasformandoli in lussuosi loft, compresa l'ormai leggendaria caverna di Batman. Ci avrebbe pensato poi il piano regolatore di mamma a sanare e a consentire l'utilizzo abitativo della Bat-magione.
Certo Letizia Moratti assicurò che lei non c'entrava con le attività di un figlio ormai grande e indipendente, anche se l'impresario edile, incaricato dei lavori di ristrutturazione, assicurò che i bonifici arrivavano direttamente dal first sciùr Gianmarco Moratti, coniuge e padre prodigo.

Insomma una vera e propria declinazione in chiave amministrativa del berlusconismo, non poteva mancare quindi lo sperpero di denaro pubblico per l'esecrabile pratica dello spoil system.
Secondo Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa nel loro libro "Milano da morire", edito da BUR nel 2007, Letizia Moratti avrebbe assunto tramite incarichi esterni sessantatre persone (tra cui, secondo Report, il fotografo personale), di cui almeno quarantanove con qualifica dirigenziale, per una spesa di otto milioni di euro l'anno. L'ammontare complessivo dei dirigenti esterni avrebbe così raggiunto il 25% del totale, in contrasto con l'articolo 110 del Testo Unico degli enti locali (D.lgs 267/00) che pone un tetto al 5%.

Una disinvoltura nell'assegnare incarichi esterni che le costò peraltro due condanne da parte della Corte dei Conti: Moratti dovette così risarcire l'erario di 125mila euro nel primo caso e di 261mila nel secondo.

Una serie di malefatte, di bassezze e di insuccessi che non possono rendere nessun futurista desideroso di dividere la casa politica in costruzione con siffatto personaggio. Consegniamo per favore alla storia anche questo infelice tassello del berlusconismo.

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